Mi Buenos Aires querido,
cuando yo te vuelva a ver,
no habrá más penas ni olvido.
(Alfredo Le Pera, 1934)
1.capitolo
La coppia di tangueros completò la figura tra gli applausi, rimanendo infine strettamente avviluppata; lei col minuscolo corpo chinato all'indietro, la gamba sinistra attorno ai fianchi del compagno; lui, a protendere un volto languido e insieme rapace a pochi centimetri dal viso della donna. Passione simulata per uno spettacolo da strada su un Caminito arroventato dall'estate: il sole impietoso di gennaio batteva sul selciato polveroso e sulle lamiere dipinte della Boca, mentre un malinconico Maradona di cartone ammiccava verso il menù a base di asado di un ristorante. All'ennesima zaffata di carne alla griglia, Rico provò un groppo di nausea. Era un odore che a Buenos Aires sembrava essere dominante, da quando la città era diventata una sorta di Parigi australe. Gruppi organizzati di turisti cileni e brasiliani incrociavano le loro strade e le loro lingue, come se il Caminito fosse la spianata di Abu Simbel.
Rico annaspò nell'aria carica dell'umidità che portava il Rio de la Plata. Saliva una nebbiolina carica di vapore, e lui sentì distintamente una fitta alla mano destra. Rise fra sé. Il più che avrebbe potuto fare era premersi amorevolmente l'altro palmo sull'estremità di un moncherino, troncato all'altezza del gomito dall'affilata lama di un kukri. Mount William, isole Malvine, 14 giugno del 1982. Strinse i denti al ricordo che gli rimandava un dolore ancora lancinante. Si saggiò con la mano la punta ormai smussata dell'osso e si portò dietro alla comitiva brasiliana.
"La carità, senhor, per un reduce del Sud Atlantico… La carità, per favore… Obrigado!"
Rico sapeva, per esperienza, che ormai in pochi avrebbero dato retta a un mendicante. Ancor meno, però, in tutto quel palpare di spalle, schiene e fianchi, avrebbero fatto caso che quella mano, oltre a chiedere, con rapida perizia finiva anche per servirsi, svuotando tasche e borselli. Così sopravviveva per le strade della Boca un ex eroe delle Malvinas, uno dei seimila volontari italiani che avevano ingrossato le fila dell'esercito argentino.
"Ehi, tu, storpio. Cosa stai facendo?"
Il poliziotto si era materializzato come dal nulla, in piedi vicino alla caricatura di Maradona. Si picchiò allusivo il palmo della mano con un lungo sfollagente nero, sicuramente di quelli con l'anima d'acciaio. Si avvicinò infine a Rico, afferrandolo con rudezza per il moncherino, proprio lì dove i nervi erano stati recisi. La mano fantasma reagì come fosse stata tagliata una seconda volta, inviando una fitta di dolore che esplose dritto nel cervello.
"Cosa fai, adesso, storpio, perché ti sei fermato?" chiese lo sbirro con un sorriso crudele. Grosse gocce di sudore, stavolta freddo, cominciarono a correre giù per il viso di Rico. "Circolate, signore e signori," disse poi il poliziotto rivolgendosi ai turisti. "La polizia popolare vigila affinché i cittadini del Cono Sur possano godere della Gran Buenos Aires. Fate attenzione quando vi addentrate nei vicoli! Intanto," fece stavolta rivolta a Rico, "questo figlio di puttana viene in caserma con me." Sempre tenendo il suo prigioniero saldamente bloccato per il moncherino, il gendarme si avviò con passo deciso verso le strade più squallide che costeggiavano il porto.
A Rico non rimase che seguire l'agente al suo stesso, accelerato passo. L'odore di colonia scadente che emanavano i capelli impomatati dello sbirro gli richiamò un nuovo groppo di nausea. Riuscì a stento a ricacciarlo, un sapore amaro di bile che gli invase la bocca proprio mentre varcava la squallida soglia di un degradato palazzone, la facciata liberty un tempo bianca ormai del tutto imbrattata e sfigurata dallo smog e dalla sporcizia. Appena poco lontano dai fasti della Boca, della Recolleta o del modernissimo Puerto Madero, Buenos Aires era sempre la stessa trasandata puttana di sempre. Due luride rampe di scale, e Rico fu scortato dentro un ufficio sorprendentemente luminoso. Oltre l'ampia finestra, la vista sui docks e i magazzini lungo il Rio de la Plata gli ricordavano assurdamente il porto di Genova. Una nuova, violenta fitta di dolore e uno strattone lo costrinsero ad accomodarsi su una traballante sedia di legno. Davanti a lui, una larga scrivania. L'agente che lo aveva arrestato scambiò due parole all'orecchio con il nuovo tipo dai tratti ancora più olivastri e i baffetti fini che era accomodato dietro il piano di formica celeste.
"Va bene così, Alvárez. Rimanga pure… Allora, storpio, alleggerivi le tasche ai turisti, vero?" L'accento non era certamente porteño.
"Commissario…" iniziò Rico. Non sapeva di fronte a quale grado gerarchico si trovasse, ma commissario era un buon titolo con cui rivolgersi a qualsiasi poliziotto argentino.
"Zitto, non interrompere. Faccio io le domande. E chiamami capitano Salinas."
Cileno, cazzo, capì Rico dalla pronuncia arrotata dell'uomo coi baffi, prima ancora che dalla sua arroganza. Con improvviso timore, alzò gli occhi alle foto che dominavano la parete dietro la scrivania: a sinistra, un uomo con gli occhiali dalla montatura pesante e i capelli candidi. El compañero Presidente Salvador Allende, 1908-1988 stava scritto in bei caratteri. A fianco, l'altra foto, più frequente nei locali pubblici, ritraeva un uomo in uniforme. El general Leopoldo Galtieri, presidente de la Republica Argentina 1981-1985. Entrambi sorridenti, Galtieri nell'ultimo anno del suo mandato. Si trovava dunque di fronte a un poliziotto cileno che operava a Buenos Aires. La cosa non era rara, ma solo se si trattava di alti quadri. In un paese come l'Argentina, dove nonostante il nuovo ordine i pregiudizi erano duri a morire, i cileni e le loro maniere spicce non erano ben visti.
"Documenti, prego" disse il cileno, stendendo una mano callosa attraverso la formica celeste. Rico consegnò macchinalmente il suo vecchio foglio di congedo. "Proietti Enrico… Ah, mi era sembrato che tu fossi italiano. Non ti vergogni? Un ex combattente che si riduce a fare il borsaiolo!"
"Con le pensioni di guerra che lo stato ci paga!" sbottò Rico massaggiandosi il moncherino. "E poi li leggete i giornali, o no? L'inflazione…"
"Ma che inflazione e inflazione!" sbottò Salinas. Sono gli yanquis e i maledetti inglesi che ci strangolano, come sempre." Da anni ormai le professioni di fede antibritannica erano diventate altrettanto comuni fra i cileni di una bombilla per il mate. Non sempre, però, era stato così, e il sogghigno inalberato da Salinas era eloquente.
"L'inflazione non è un buon motivo per rubare" insisté il poliziotto, sporgendosi pericolosamente calmo, al di sopra della scrivania. "E poi, non vorrai venire a parlarmi male del governo, vero?"
"No, no di certo," si affrettò a dire Rico, tirando su il palmo della mano sinistra e sollevando per abitudine anche il moncherino destro. "Il nostro è il migliore dei governi possibili!"
"Chiaro che sì," ribatté soddisfatto Salinas, appoggiandosi di nuovo allo schienale. Rico lo vide valutare per un istante se la risposta fosse stata sarcastica, e quindi rimuovere il pensiero con una smorfia dei baffetti sottili. Salinas posò gli avambracci sulla scrivania e drizzò la schiena. Poi unì le punte delle dita all'altezza del naso. Rico, al quale questo gesto era ormai precluso per sempre, iniziò a odiarlo con trasporto.
"Insomma, Proietti," riprese il cileno, mentre il gendarme Alvárez stava ancora in piedi, immobile, al suo fianco. "Lasciami dire una cosa. Nella sua grande magnanimità, il nostro governo crede ancora di avere un debito di onore con tutti quelli che vennero a combattere per riunire le Isole Malvine alla nazione argentina, oggi parte del Cono Sur. Così noi tutori dell'ordine siamo costretti a chiudere un occhio sulle mele marce. Ma non per sempre. "
Fece una pausa e si accese una sigaretta brunastra e puzzolente.
"Genio trasmissioni, è scritto su questo foglio," disse Salinas alzando con due dita il foglio di congedo di Rico.
"Sono stato arruolato in quel reparto. Ma ho visto solo il campo di addestramento di Chacabuco, ha presente?"
"Come no. Ridente località del mio paese." Il cileno sorrise, ammiccando verso l'agente immobile al suo fianco.
"Già," disse asciutto Rico. "Lì vicino ci portavano i prigionieri di guerra inglesi. Loro a guardare, e noi a marciare. E' lì che ho sperimentato gli istruttori cileni e cubani…"
"Ed è grazie a loro se sei diventato un combattente di prim'ordine. Peccato per quello," fece il cileno ammiccando verso il moncherino. Rico fissò a sua volta il troncone. Come imbambolato, si rivide prigioniero dei gurkhas, poi su un letto da ospedale da campo, a Port Stanley. La camerata era stata tappezzata con le prime pagine della Nación e del Clarín: gli eroi del Sud Atlantico respingono a carissimo prezzo l'offensiva scagliata dai Gurkhas; le Malvine rimangono argentine grazie al sacrificio degli italiani. Così stava scritto sui giornali di Buenos Aires, e nonostante il dolore e la febbre che lo divorava, Rico condivideva l'atmosfera di trionfo: a decine i volontari della Brigata Internazionalista Italiana erano stati trucidati dai famigerati soldati nepalesi armati di spada.
Avevano tuttavia continuato a riversarsi sul nemico, riuscendo ad accerchiarlo e, dopo uno scontro feroce, a ottenerne la resa. A chi importava sapere se i Gurkhas si erano arresi perché erano rimasti solo in quindici, fra gli italiani e i retrostanti campi minati, oppure perché nel frattempo era arrivata una notizia inverosimile: l'abbattimento, poco lontano, dell'elicottero su cui era imbarcato il principe Andrew Windsor. Fatto sta che la stampa latino-americana aveva dato agli italiani, e fra questi all'ormai mutilato Rico, il merito di avere respinto l'offensiva chiave che stava per riportare gli inglesi a Port Stanley, due mesi dopo che sulle Falkland ribattezzate Islas Malvinas sventolava il vessillo argentino.
"Proietti? Sei ancora con noi?" Era la voce del commissario Salinas. Rico sobbalzò e si portò la mano sana sotto la camicia a sfiorare sul petto la medaglia d'oro che la Giunta Militare gli aveva fatto arrivare vent'anni prima. Guardò il sole argentino: sorrideva almeno quanto il generale Leopoldo Galtieri quando, vent'anni prima, gli Exocet francesi fecero fuori prima la fregata Argonaut, poi il cacciatorpediniere Brilliant, e infine, con tre impatti devastanti, la portaerei Invincible.
"Tu ti credi un eroe" cominciò lentamente il cileno. "Ma il nostro governo è stato troppo magnanimo con voi reduci. Sono vent'anni che ci campate sulle spalle, e adesso sarebbe ora che vi rendeste utili, come fanno tutti. L'ozio corrompe, e il governo spesso dimentica che ci vuole ordine. E' sull'ordine che si fonda la vera democrazia socialista, no?" Il cileno rise brevemente, uno strano suono come un rantolo. Poi si ricompose e si strinse il nodo alla cravatta. Tornò a unire le punte delle dita sotto la punta del naso.
"Cosa facevi esattamente ai tempi della guerra?"
"Ha il mio foglio di congedo, se lo rilegga" bofonchiò Rico.
"Rispondi, ho detto!" esclamò il cileno, battendo rumorosamente un palmo sulla scrivania.
"Sa già che sono stato inquadrato nel Genio. Dovevamo fortificare il fianco di Mount William da dove avrebbero attaccato i nepalesi, e…"
"Questa è storia, Proietti. La sanno tutti. Gli eroi dell'Atlantico del Sud. A mani nude contro i kukri, eccetera, eccetera…"
"Senta" interruppe Rico. "Perché non arriva al punto?"
"Tu eri fra quelli che decrittarono i codici dei missili britannici, vero?"
"E' passato tanto tempo."
"Nella primavera del 1982 c'era un gruppo ristretto di volontari italiani specializzati in comunicazioni che lavorarono a stretto contatto con il controspionaggio cileno. C'ero anch'io. L'incarico che avevamo ricevuto dal Palazzo della Moneda era intercettare i messaggi in codice degli inglesi e tradurli per l'alto comando argentino. Il Presidente Allende voleva a tutti i costi che l'Argentina vincesse quella guerra. Era l'unico modo per avvicinare i nostri due governi ed evitare che quei fascisti di Pinochet e Merino ci riprovassero una seconda volta." Il cileno sogghignò al ricordo dei generali suoi compatrioti protagonisti del fallito golpe del settembre '73. Poi riprese. "Fu così che un gruppo di giovani italiani politicamente molto motivati e tecnicamente preparati fu accolto nel maggio dell''82 come la manna dal cielo. Decifrarono i codici dei missili inglesi in pochi giorni."
"Sono le solite storie che inventano i giornali," fece Rico levando ancora una volta in alto, ma stavolta per l'esasperazione, braccio e moncherino. "Io so solo che ci gettarono nella mischia dopo poche settimane di addestramento militare. Io i cileni e i cubani li ho visti solo lì, a Chacabuco, vicino al campo di prigionia degli inglesi. Un russo, poi, non so nemmeno come sia fatto."
"Eppure, Proietti…" Il poliziotto cileno aggrottò la fronte e ridusse gli occhi nerissimi a due fessure. "Eppure la tua fisionomia mi è familiare. Tu hai un computador a casa?"
"Ho un personal computer, sì."
"Che brutto che tu usi quelle orrende parole. Ma forse tu sei un po' yanqui, Proietti. Svuoti le tasche dei compagni brasiliani." Rise ancora, fra sé, compiaciuto della battuta. "Che siti frequenti su Internet? No, non rispondermi, non mi interessa. E, a proposito, com'è farsi le seghe con la mano sinistra? E' vero che sembra che sia un altro a farti il servizio?" Salinas scoppiò a ridere di gusto, coinvolgendo stavolta anche l'agente argentino. Ammiccò verso la parete di fronte, dove campeggiava un altro grande ritratto, quello del presidente brasiliano.
"Il presidente federale, el compañero Luis Inacio Lula da Silva," lesse con dignità "sta facendo un enorme lavoro per assicurare il futuro di noi tutti. "Così come il Presidente del Consiglio, compañero Eduardo Frei," aggiunse aggrottando le ciglia "e il ministro dell'Economia, Nestór Kirchner. E insieme con i compagni Chavez e Castro tutti lavorano per un'America Latina che abbatta finalmente tutte le frontiere!"
Salinas tornò a fissare Rico. Batté appena le palpebre. "Prendi" disse gettando attraverso la scrivania la custodia di un DVD.
"Che c'è qui dentro?" domandò Rico.
"Sei un genio delle trasmissioni, no? Beh, scoprilo da solo. E, mi raccomando. Non parlarne con nessuno, altrimenti l'agente Alvárez potrebbe ricordarsi che sei un borsaiolo specializzato. E potrei ricordarmene anche io.
Domani aspetto una tua telefonata."